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IMBOSCATA

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IMBOSCATA

Messaggio Da reporter Larry il 21st Giugno 2011, 10:36 pm

La perlustrazione in un caposaldo Viet Cong cosparso di mine,trappole esplosive e intricae reti di gallerie. Agosto 1965: mentre i combatimenti si spostano a sud, le truppe USA intrapresero le operazioni nel famoso Triangolo di Ferro, uno dei principali santuari del Fronte di Liberazione.

Alla fine dell’estate dl 1965, il commando alleato nel Vietnam decise di sferrare una massiccia operazione di ricerca e annientamento nel principale Santuario del Fronte di Liberazione nei pressi di Saigon, il triangolo di Ferro. Due battaglioni della 173° brigata aviotrasportata, rinforzati da un battaglione del 1°Royal Austalian Regiment, ebbero il compito di sferrare un attacco per bloccare le operazioni nei pressi di Ben Cat, capoluogo del distretto. Aerei, elicotteri ed artiglieria furono messi in stato di allarme in stato di allarme in vista di questa azione. Ciò che aveva convinto Life ad assegnarmi la storia era il fatto che, nello sforzo di spingere i Charlie fuori del labirinto di gallerie allestite nella zona, le forze aviotrasportate stavano per impiegare una nuova arma. Si trattava di una granata di gas lacrimogeno CS che sviluppava anche una spessa nube di fumo acre. Questi ordigni dovevano essere attivati agli ingressi delle gallerie per saturare tutti i cunicoli e costringere i guerriglieri a venire fuori. Prometteva di essere un incarico interessante. Partimmo nella tarda mattinata di un venerdi,in piena stagione monsonica. Il tempo era orrendo. Per trasportare i battaglioni della 173° brigata fu necessario impiegare 110 elicotteri. Il vecchio modello Huey B poteva imbarcare soltanto 8 soldati in completo assetto da combattimento Le zone di atterraggio erano sotto tiro nemico che però venne ben presto costretto a battere in ritirata dal fuoco combinato dell’artiglieria (di base a Ben Cat e a Bien Hoa), degli elicotteri da attacco e dei lanciarazzi. A 7 km a ovest di Ben Cat, la compagnia Charlie (alla quale ero stato assegnato) costituiva la linea estrema del fianco sinistro della TAOR (Tactical Area of Responsability, area di responsabilità tattica). La zona da perlustrare aveva una superficie di 72 km quadrati, quasi tutti occupati da boscaglia e piantagioni di caucciù oramai abbandonate. Gli elicotteri non si posavano per farci scendere. Saltavamo a terra da circa 50 cm d’altezza, mentre i mitraglieri sui portelloni riversavano centinaia di colpi nella boscaglia circostante. La zona di discesa venne rapidamente resa sicura. Quando sulla Cambogia il sole stava per tramontare, arrivarono i rifornimenti, razioni C ed acqua. Gli aerei della marina e dell’aviazione ci dettero quindi una dimostrazione di come andava fornito il supporto tattico bombardando a poche centinaia di mt dal nostro perimetro. Per tutta la notte, l’artiglieria resto in attività nel tentativo di disperdere eventuali concentramenti di truppe avversarie. Era rassicurante sapere che si stava fiaccando “Charlie” ma il fragore era insopportabile e rendeva vano qualsiasi tentativo di prendere sonno. Tra l’altro, quel tratto di boscaglia del triangolo di ferro conteso ai guerriglieri era infestato di zanzare. Facemmo colazione con una razione C fredda e, prima dell’alba, eravamo di nuovo in marcia. Il terreno era ricoperto da una fitta boscaglia e l’uomo di testa doveva aprirsi la strada fra i rampicanti ed i rovi a colpi di MACHETE. Veniva sostituito all’incirca ogni 10 minuti per quanto era faticoso quel lavoro (invece noi, ricordatevi che non dobbiamo rovinare il sottobosco). L’obiettivo della giornata (un’area a prato larga circa 300 mt) fu raggiunto di notte, alle ore 01.00. Per un errore del G4 (Logistics and Supply) venimmo riforniti con un carico di blocchi di ghiaccio,20 casse di latte al cioccolato ed altrettanto di succo d’uva: abbastanza per un battaglione, figuriamoci per una compagnia di 130 elementi. I ragazzi non potevano credere alla loro fortuna e divorarono tutto. Poi però, restammo vittime di un serio mal di pancia. Non era certo il modo migliore per trascorrere una notte spettrale, mentre la pioggia battente trasformava le mantelle impermeabili in semicupi ed attutiva i rumori che potevano rivelare presenze ostili nella boscaglia. Era una infangata, sudicia inzuppata compagnia quella che vide sorgere il sole. La radio sintonizzata sulla Armed Forces Radio Vietnam (AFRVN) radio delle forze armate americane nel Vietnam, stava trasmettendo in diretta, proprio per i soldati americani, le finali di baseball della World Series. I Los Angeles Dodgers stavano facendo soffrire in quei minuti i Minnesota Twins.

“Tutti gli Americani che leggono questo muoiono”

Una sentinella notò alcune figure passare velocemente lungo l’opposto filare di alberi. I soldati aprirono il fuoco e il nemico si dileguo nel sottobosco. Ci muovemmo sotto la copertura di un vero muro di piante rampicanti, sfortunatamente corte nella stragrande maggioranza dei casi. Contemporaneamente grosse schegge roventi di proiettili esplosivi caddero fra di noi. Le imprecazioni si sprecarono. Ben presto il nostro uomo di testa scovo vecchi Bunker e buche . La radura successiva era costellata di pali per impedire la discesa degli elicotteri. Ci spostammo con mille cautele verso l’obbiettivo successivo, la strada che attraversava una piantagione di caucciù abbandonata, appena a nord del fiume Saigon. Per muoverci attraverso la zona abitata fra la strada e il fiume, dovevamo prima attendere un lancio di volantini con i quali si avvisava la popolazione civile di tenersi pronta ad allontanarsi per cercare rifugio a Ben Cat. Vi erano anche volantini “chieu hoi”, che in 5 lingue offrivano ai guerriglieri la possibilità di arrendersi. I Viet Cong li usavano in genere come carta igienica. Arrivammo sulla strada alle ore 13.00 ed aspettammo che la compagnia B, schierata sulla destra, arrivasse alla nostra altezza. Ci lasciammo cadere all’ombra, liberandoci degli zaini e dell’equipaggiamento. Il lancio dei volantini era stato programmato per le ore 14.30. Alle 15.00, quando ci rimettemmo in marcia vi fu una tremenda esplosione proprio di fronte alla colonna ed il crepitio delle armi leggere cominciò subito subito dopo ad echeggiare lungo il sentiero. Appresi in seguito che gli elementi di testa della compagnia B si erano fermati per leggere un cartello sul lato della strada. Era in lingua vietnamita. I soldati fecero cerchio attorno al loro interprete che tradusse la scritta: Tutti gli americani che leggono questo muoiono. E subito dopo vi fu un enorme esplosione dalle conseguenze devastanti . Contemporaneamente, i guerriglieri in agguato li attorno aprirono il fuoco da trincee e fortini ben mimetizzati. Per i soldati allo scoperto sulla strada non vi era posto dove nascondersi. Usando un telecomando, i Viet Cong avevano fatto esplodere una mina tipo Claymore, fabbricata con uno dei nostri proiettili da 105 mm inesploso. Nello stesso istante la loro mitragliatrice cominciò a sparare. Il plotone fu decimato. Raggiungemmo la zona dello scontro per recuperare i feriti e i moribondi.
“Uno spettacolo allucinante e senza senso”
La scena era terrificante. Sulla strada c’erano 6 morti e 19 feriti e sembrava che ve ne fossero altri nelle vicinanze. La strada, per oltre 200 mt, era cosparsa di corpi dilaniati, uomini martoriati stesi sul dorso, arti spezzati. Era uno spettacolo allucinante e senza senso. Gli M16 americani continuavano a sparare senza sosta, accompagnati dal crepitio delle mitragliatrici M60 e dal tonfo dei lanciagranate M79. Non c’era tempo per soccorrere i feriti, scattare fotografie, sopravvivere e pensare. Cominciai ad aggirarmi in mezzo a quella carneficina e a scattare fotografie. Mi aggiravo li attorno li’ attorno zoppicando con una gamba in una mano e la Nikon nell’altra. Mi piegavo in due, quindi andavo nuovamente avanti, acquattandomi, cadendo, fotografando piedi e corpi da posizione orizzontale: un sacco di lavoro fasullo. I guerriglieri si ritirarono rapidamente. Sapevano che di li a poco si sarebbe scatenato l’inferno. I primi colpi di artiglieria partirono due minuti dopo, diretti contro la zona davanti a noi nel tentativo di colpire il nemico. Quando l’artiglieria sospese il fuoco, gli F-100 Super Sabre dell’aviazione passarono sibilando su di noi e sganciarono un carico di ordigni al napalm. Quindi tutto tacque e sui fianchi si potevano udire soltanto gli spari di qualche cecchino isolato e le esplosioni del fuoco americano. Eravamo tutti intontiti. Nel cielo comparve il primo elicottero, diretto verso il punto d’atterraggio indicato dalle granate fumogene. I morti e i feriti vennero caricati sugli elicotteri che poi decollarono alla volta dell’ospedale da campo di Bien Hoa a 10 minuti di volo. Avevo la mia storia. Gli elicotteri con i rifornimenti cominciarono ad arrivare, mentre gli elementi di testa si spingevano in avanti per dare la caccia al nemico. Saltai su un elicottero vuoto che tornava a Bien Hoa ed un’ora dopo entravo negli uffici di Life, ricoperto di sangue coagulato e di sporcizia e ancora sotto choc. Il racconto mi venne fuori con l’aiuto di 3 cognac lisci e diverse sorsate di birra. La settimana dopo fu pubblicato su 4 pagine. La copertina di quel numero era dedicata alla commedia musicale “Hello Dolly” la cui rappresentazione nella base aerea di Nha Trang era iniziata esattamente nello stesso momento in cui la compagnia B del 2° battaglione (503°) metteva piede in quell’inferno. Dopo quell’episodio, l’unità, cortesemente mi adottò. Uscii con loro in un’altra dozzina di operazioni, entrando sempre in contatto con il nemico.

Non ci sono dubbi che si faccia più fatica( a scrivere ),però posso assicurarti che la soddisfazione e immensa ( quindi interviene il cuore), sempre se non esagero troppo.
Buonanotte Signori.
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reporter Larry
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